L'opportunità qualitativa della donazione differita

28 maggio 2014

Dal 26 maggio presso la Sezione Trasfusionale dell'Ospedale di Poggibonsi è nuovamente operativa, come già in  passato, negli aspiranti donatori e nei donatori (quelli che hanno effettuato l'ultima donazione da oltre 24 mesi) la pratica della donazione differita, ovvero la donazione dopo l'esecuzione di un iter preliminare d’indagine. I risultati dell' iter preliminare verranno successivamente consegnati all’aspirante donatore contestualmente al prelievo della prima donazione.

La donazione differita consente:
a) una più alta fidelizzazione dei donatori;
b) la possibilità di contrastare la “donazione occasionale”;
c) una maggiore consapevolezza del candidato donatore.

In Toscana non è una novità, in quanto in alcune strutture trasfusionali, tra le quali quelle della ASL 9 di Grosseto, da sempre, in occasione del primo contatto con il candidato donatore, si limitano alla fase clinico-informativa nella quale procedono alla raccolta del consenso informato, all'anamnesi e visita medica; e infine, al prelievo per indagini analitiche, rinviando la donazione a un momento successivo. L'Emilia Romagna, la Sicilia, il Veneto e la gran parte delle ASL della Lombardia hanno sempre seguito questa prassi.

Da un punto di vista normativo, la differente applicazione nelle ASL o nelle Regioni italiane della pratica della donazione differita o quella del primo accesso,  è possibile in quanto la normativa trasfusionale attualmente in vigore sui protocolli per l’accertamento dell’idoneità del donatore di sangue e di emocomponenti non opera distinzioni in materia di accettazione di un “donatore alla prima donazione” o di un “donatore periodico”. Si parla sempre di “candidato donatore”, cioè di “persona che si presenta presso una unità di raccolta o una struttura trasfusionale e dichiara di voler donare sangue o emocomponenti”.

Avis, come si legge nella relazione finale della 78^ Assemblea Nazionale di Chianciano, sta sostenendo questa pratica : "Fondamentale pertanto l’approccio ai cittadini, ai quali far comprendere che per noi il donatore per eccellenza è quello consapevole – periodico, volontario, anonimo, non remunerato, responsabile ed associato – che garantisce continuità donazionale, maggiori sicurezza e qualità, programmazione, progetti educativi. In questo contesto assume un ruolo importantissimo anche il percorso della prima donazione differita".

Anche secondo Luciano Franchi, è auspicabile che in Toscana quest’opportunità venga colta al fine di elevare la sicurezza nel sangue raccolto e che ci sia uniformità in tutta la Regione. L’aspetto qualitativo è un dovere etico sia nei confronti del donatore che del ricevente ed è, sempre e comunque più importante dell’aspetto quantitativo.

 

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