Rosy Bindi all'assemblea di Avis Toscana

L'intervento sulla riforma del '78 del Sistema Sanitario nazionale

13 aprile 2019

Ricorrono i quarant’anni dell’approvazione della legge 833 del’78, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale. Quali cambiamenti ha apportato nel nostro Paese?

L’approvazione di quella legge ha modificato in toto il concetto del diritto alla salute dei cittadini. Siamo passati da un sistema mutualistico basato sui contributi versati dal capo famiglia ad un sistema universalistico ove si tutela il benessere complessivo della persona. A tutte le persone vengono garantiti servizi essenziali e uniformi su tutto il territorio nazionale.

Molti ritengono che il sistema universalistico della sanità pubblica non sia sostenibile. Lei sostiene che è quello che costa meno. Perché?

E’ una tesi facilmente dimostrabile con i numeri. Il nostro sistema di spesa pubblica per la sanità è inferiore a quello di altri paesi dell’Unione Europea. Questo risulta anche sommando la spesa sanitaria pubblica con quella privata. Come pure è inferiore rispetto a sistemi come quello assicurativo degli Stati Uniti.

La sostenibilità o meno di un sistema sanitario è una decisione politica. Ed è proprio compito della politica assumere l’onere di un corretta programmazione e dell’individuazione dei bisogni e delle risposte adeguate per assicurarli. Ad esempio l’attuale carenza di personale negli ospedali è frutto di una sbagliata programmazione con l’università.

La politica deve assumersi la responsabilità e al tempo stesso riconoscere la necessità di collaborare con tutte le competenze, dai medici ai manager, e soprattutto dovrebbe ascoltare i cittadini, capire la domanda di salute e investire risorse nel settore sanitario che è un sistema. Tutti devono partecipare alle politiche per la tutela della salute. Come l’Avis con i suoi volontari che assicura la copertura del fabbisogno di sangue negli ospedali. Avis lo fa perché è coinvolta ed è parte di un sistema.

La successiva riforma del Titolo V della Costituzione, con la regionalizzazione della sanità, quali problemi ha portato e quali conseguenze per i cittadini?

Con la riforma del Titolo V è mancata la volontà di armonizzare i modelli organizzativi della sanità in tutte le Regioni. Questi ultimi, infatti, non sono tutti coerenti con i principi della riforma della legge 833. Purtroppo si sono registrati sprechi e un abbassamento del livello qualitativo dei servizi. Serve integrazione e coerenza organizzativa e questo è il compito del Governo nazionale che deve fare attività di condivisione con le Regioni.

(VB)

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